Il dito e la Luna

Quando il dito indica la Luna, lo sciocco guarda il dito...

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ANCHE SE MI VIENE DA RIDERE A SCRIVERLO, DEVO PRECISARE CHE QUESTO BLOG NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA'
NON PUO' PERTANTO ESSERE CONSIDERATO UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA LEGGE n.62 DEL 7.03.2001


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sabato, 29 marzo 2008

Grazie... ciao!

Non so se scriverò qui altre cose.
La nuvola costruita due anni fa non c'è più...

Sarà che non sento più bisogno di nuvole.
Sarà che è un momento di transizione della mia vita.
Sarà che l'opera di destrutturazione/ristrutturazione è ormai prossima alla conclusione
Sarà che i rapporti virtuali non mi bastano più...
Desidero occhi da vedere, voci da ascoltare, mani da stringere, ...

Sarà un po' di tutto questo...
O forse sarà qualche altra cosa che ancora non so
Una fase si chiude, una si apre. E' così, è sempre così nell'eterno (?) ciclo della vita.
Sta di fatto che queste pagine non le sento più urgenti. Che quello che mi sembrava importante fissare l'ho già fissato, e che quello che non ho ancora fissato credo sia giusto farlo in una dimensione diversa, più intima, più spirituale.

Insomma, credo che questo blog si fermi qui. Ma... mai dire mai...
Non so, magari tra un po' vorrò tornare a scorrere queste pagine, a visitare i miei amici...
Chi può dirlo? Non io...
A me è servito molto questo spazio, ci ho conosciuto (quasi sempre solo virtualmente) un sacco di gente interessante... Ci ho conosciuto perfino - e soprattutto, potrei dire non nascondendo il mio egocentrismo - un po' più di me.
Per ora, finisce qui, poi chissà... Mai dire mai, no?
Ora saluto tutti e lascio qui il mio "Ciao" e il mio sincero "Grazie" per il pezzo di strada che si è fatto insieme...
Con affetto e gratitudine
F.

scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 14:19 | link | commenti (12)
categorie: pensieri e parole, il mondo dei blog
sabato, 22 marzo 2008

A tutti quelli che passano di qua...

Buona_Pasqua
scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 18:15 | link | commenti (6)
categorie:
venerdì, 21 marzo 2008

La bacchetta magica

Che il presidente della Repubblica italiana abbia sentito il dovere, pur trovandosi in visita ufficiale all'estero, di richiamare gli italiani  alla responsabilità del voto è un fatto che considero drammaticamente significativo.
Ma poco può Napolitano, poverino, contro la crisi di credibilità del sistema. Basta scorrere i fatti politici degli ultimi mesi per rendersi conto che in un Paese ormai alla deriva i nostri rappresentanti presso le istituzioni si dibattono nel loro dorato nulla e dibattono sul nulla.
Non è un caso che il volume "La casta" di Stella e Rizzo sia tuttora un best-seller. Non che gli italiani non avessero già la percezione della scadente qualità media dei nostri politici e della loro principale occupazione, quella del Potere. Ma leggerlo nero su bianco, con tanto di cifre e di circostanze, lo ha di fatto "certificato".
Ora si teme la disaffezione dal voto. Ora si teme addirittura qualcosa di più: la percezione della inutilità del Parlamento, quindi del fondamento della nostra democrazia. Del resto, come si fa a dar torto a coloro - e sono tanti - che hanno imparato che il loro voto non è comunque "utile" perché non serve, di fatto, a cambiare alcunché?

Certo, questo può essere chiamato "qualunquismo". 
Ma proviamo ad andare più nel profondo delle cose. Proviamo ad immaginare che, per una qualche coincidenza, potessimo essere noi stessi ad essere chiamati a governare il Paese e ci fosse concessa una “bacchetta magica” per risolverne gli enormi problemi.
Beh, io, per parte mia, devo ammettere che non saprei da che parte incominciare. Sì, una rivoluzione culturale, una presa di maggiore coscienza civile sarebbe urgente, ma i suoi tempi sono lunghi, non danno risposte nell’immediato. E l’immediato, purtroppo, incombe.

Ad esempio, come mi comporterei con la malavita organizzata? Manderei a Napoli l'esercito e spazzerei via - manu militari - la camorra? O sarebbe un'ingenuità, visto che tutti ci dicono che ormai la malavita organizzata ha i suoi maggiori referenti non nel quartiere Sanità, bensì nelle istituzioni locali e nazionali?
E per il carovita, quali ricette inventerei? Come fare in modo che la benzina non arrivi in poche settimane a 2 euro al litro? Come evitare che il pane venga venduto a 5 euro al chilo?
Come farei in modo che i salariati arrivino a fine mese senza problemi contemperando questa necessità con l'esigenza di non distruggere la competitività delle nostre imprese o continuare ad aumentare il debito pubblico?
E per le stragi sulle strade? Basterebbe chiudere le discoteche? O dovremmo cominciare a pensare ai limitatori di velocità sulle automobili, con tutto quel che ne consegue?
E per gli incidenti sul lavoro? Sì, più controlli, ma quanti ne servirebbero per farne scendere in modo significativo i drammatici numeri?
E per il dramma dell'insostenibile costo delle case, degli affitti, dei mutui, cosa si dovrebbe fare?
E per il problema energetico, che sarà il problema dei problemi da qui a poco, come dovremmo comportarci?
E come rendere compatibile con tutti i nostri problemi l'inarrestabile flusso migratorio che proviene dal terzo e quarto mondo?

Io su questi temi non ho idee che mi convincano del tutto. E non mi consola sapere che in questo sono simile a tanti italiani, compresi - purtroppo -
quelli che dovrebbero governarci.
Sarkozy tempo fa costituì per la Francia un team di cervelloni, la commissione Attali, e provò a dare, loro tramite, risposte intelligenti e compatibili a domande del tipo di quelle che ho citato qui sopra. Io credo che sia il momento di fare altrettanto: chiamare a raccolta le menti migliori del Paese e farsi guidare da loro - senza preconcetti di natura ideologica - ad uscire dal pantano in cui ci troviamo.
Non sono ottimista, perché da noi la posizione di super partes non ha mai avuto cittadinanza e tutti gli esperti sono più o meno legati a qualche cordata politica, ma almeno si potrebbe provare. Sperando che non sia troppo tardi e che la cancrena non abbia già aggredito troppa parte dell'Impero.

scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 08:43 | link | commenti (4)
categorie: politica
sabato, 15 marzo 2008

Cosa sono adesso, non lo so



Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.

e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

Dal mio agghiacciante silenzio interiore emerge una sola consapevolezza:
l'egoismo che mi rende incapace di amare veramente.
L'unica cosa che mi riesce benissimo è far soffrire chi mi vuole bene.


scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 09:37 | link | commenti (5)
categorie: musica, pensieri e parole
mercoledì, 12 marzo 2008

Ascoltare il silenzio

Nel silenzio, l'ansia spingerebbe la gente a riflettere, e non si può prevedere che cosa avverrebbe alla coscienza.
La maggior parte delle persone ha paura del silenzio, per cui quando viene meno il rumore continuo, per esempio di una conversazione, bisogna sempre fare, dire, fischiare, cantare, tossire o mormorare qualcosa.
Il bisogno di rumore è quasi insaziabile, anche se a tratti il chiasso ci sembra intollerabile. E' però sempre meglio che niente. In quello che viene significativamente chiamato "silenzio di tomba" ci sentiamo a disagio. Perché? Forse ci sono i fantasmi? Non credo.
Ciò che davvero temiamo è quello che potrebbe provenire dalla nostra interiorità, e cioè tutto quello da cui cerchiamo di tenerci lontani con il rumore.

Carl Gustav Jung


provo
ad ascoltare il silenzio

scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 06:49 | link | commenti (4)
categorie: citazioni eccitazioni
domenica, 09 marzo 2008

Lo sport rimasto sport

chabal438





















"Il modo migliore per tenere trenta energumeni lontani
dal centro della città nel fine settimana".

Questa la famosa frase di Oscar Wilde per definire il rugby, lo sport che si pratica con quella bizzarra palla ovale, che negli ultimi anni sta diventando sempre più popolare anche da noi.
Oggi pomeriggio la nazionale italiana impegnata nel prestigioso Torneo Sei Nazioni è uscita sconfitta dallo Stade de France di St.Denis, uno dei templi del rugby mondiale, in cui una Francia non irresistibile ha regolato per 25-13 i volonterosi ma ancora troppo "acerbi" giovanottoni azzurri di Mallett. Lo stadio era stracolmo, esattamente come lo era il Flaminio di Roma il 10 febbraio scorso, quando gli azzurri si batterono come leoni contro l'Inghilterra e persero onorevolmente 19-23.

Rugby che assurge a modello di lealtà e di sportività. E' quasi ingeneroso fare paragoni col gioco del calcio. Dove si gioca in quindici per parte non esiste la contestazione dell'arbitro, non esiste la folla urlante e piena d'odio contro l'opposta tifoseria. A nessuno scalmanato passa neanche lontanamente per la testa di gettare mortaretti o bottiglie sul campo: verrebbe fatto volare giù dagli spalti immediatamente dopo a cura dei suoi stessi compagni.

Un mese fa mia moglie ed io siamo stati tranquillamente seduti tra i tifosi inglesi e l'unica vera contrapposizione fra noi e gli altri era quella a chi si sgolava di più a cantare il proprio inno nazionale. Prima, durante e dopo il match potevi vedere tifosi italiani ed inglesi abbracciarsi e farsi immortalare insieme in foto piene di volti sorridenti e di lattine di birra (vendute a 5 euro cadauna, accidenti...).

Questo è il rugby. Un gioco con tantissime regole (mi pare siano oltre cento), che in pochissimi conoscono a menadito. Ma non serve poi tanto: bastano una decina di nozioni fondamentali a godersi una partita. E mai che si riesca a stare impassibili quando i lottatori si scambiano graziosamente spintoni, calci, pestoni, sgomitate, abbracci a tenaglia per spingere a terra l'avversario. Una specie di lotta greco-romana fatta per guadagnare metri di campo avanzando col corpo passandosi l'un l'altro all'indietro un pallone cucito male... 

Roba forte, da gente forte, con tanti denti da sputare via a fine partita e tanto sangue che arrossisce le facce.... Gesti che nel rugby sono parte integrante di un percorso che passa per ottanta minuti di partita in cui un confronto fisico duro si coniuga col rispetto per l’avversario. Gesti che trascinano alla disciplina ed al rispetto delle regole sia gli atleti in campo che il pubblico che assiste. Fino al terzo tempo, il più duro da... digerire: quello che avviene a fine partita con le due squadre riunite, arbitri compresi, e fatto di cibo, brindisi (tanti) e strette di mano.

Sabato prossimo l'ultima partita del Torneo, al Flaminio contro la Scozia. Sto cercando i biglietti, ma non sarà facile trovarne. C'è bisogno di incoraggiamento: abbiamo bisogno di battere almeno gli scozzesi per evitare l'onta del "cucchiaio di legno" il trofeo attribuito alla Nazionale che, nel corso del Torneo, viene sconfitta in tutti gli incontri.

scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 21:22 | link | commenti (3)
categorie: psicologia, costume, cose della vita

Suggestioni dai titoli di giornale

Per impegni di lavoro ultimamente ho un po' trascurato la lettura dei giornali. Così stamattina, alzatomi di buon'ora, ho cercato di mettermi in pari sfogliando qui e là i principali quotidiani online.
Ad un certo punto, sarà che non ero ancora completamente sveglio, leggendo un titolo di Repubblica ho avuto un sussulto:  "Nella Chiesa troppo edonismo" . Anche il Corriere se ne è uscito con un titolo simile "Edonismo anche nella Chiesa" per dare conto della stessa notizia.
Provate a mettervi nei miei panni. Dai titoli avevo immaginato che dopo quelle (meritorie) dei suoi predecessori, anche Benedetto XVI fosse arrivato ad un'autocritica: quella rivolta agli ecclesiastici di ogni ordine e grado per la loro considerazione dei beni materiali, per i non rari cedimenti ai richiami della carne e per la loro "terrena" indulgenza all'ostentazione di ricchi orpelli che poco hanno a che fare con la fede.  Con buona pace, va da sé, degli insegnamenti del Cristo che voleva la Chiesa umile tra gli umili, povera tra i poveri, casta e misericordiosa tra lussuriosi e prepotenti.

Ma poi, leggendo un estratto più ampio del discorso, mi sono dovuto almeno in parte ricredere. In realtà il messaggio del Papa era nettamente più "alto" di quello che io avessi ritenuto: si rivolgeva alla Chiesa, non già come istituzione ecclesiastica, bensì soprattutto come comunità dei fedeli. E giù a stigmatizzarne la secolarizzazione ed il distacco dalla spiritualità.
Insomma, la Chiesa che sbaglia siamo soprattutto... noi "pecorelle" (anche se c'è un fuggevole accenno pure ai "pastori"). Ma sì, noi sciagurati che diamo peso alle cose del mondo e tralasciamo le cose di Dio, noi spudorati materialisti che ci arrangiamo a vivere trascurando il trascendente a favore dell'immanente, noi superficiali che siamo troppo presi dalla nostra individualità corporale  e finiamo per dimenticare lo spirito.

Da parte di Benedetto un'analisi dello stato di fatto, un grido di dolore e un severo e fermo monito. Bene - dico io - e da dove pensano di iniziare le alte gerarchie ecclesiastiche per dare il buon esempio? A me pare di non aver letto nulla al riguardo nel discorso del Papa.
Ma dobbiamo avere fede:  sarà per la prossima volta.
scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 08:40 | link | commenti (2)
categorie: provocazioni, cose della vita, citazioni eccitazioni
martedì, 04 marzo 2008

Amori per sempre

Giorni fa mi è capitato di raccogliere la confidenza di un'amica che mi ha raccontato le circostanze per cui decise di rinunciare a sposare il grande amore della sua vita per scegliere, tempo dopo, un altro uomo con cui, tra alti e bassi, è tuttora legata da oltre trent'anni. Anche se era pienamente soddisfatta della sua scelta, nel ricordo di quell'amore lontano si era commossa, segno che quell'amore era restato in qualche modo dentro di lei.

Ho fatto un parallelo con la mia vita e sì, devo riconoscere che anche a me capita di ripensare alle donne che ho amato e provare, ancora oggi, un senso di tenerezza nei loro confronti.
Anche se il fuoco non arde più, anche se le poche donne che ho amato sono ormai fuori dalla mia vita da anni, a me capita di soffermarmi talora a ripensare a loro e ricordare alcuni momenti che con loro ho condiviso.
Non so, forse è una cosa che capita a tutti,...
Ma non credo: i
o sento in giro di separazioni astiose, di ex-amori per i quali si prova odio.
Io non ci riesco. Anche gli amori finiti, perfino quelli finiti in malo modo, io davvero non ci riesco a metterli definitivamente in soffitta e a non pensarci più. E quando mi capita di ripensarci, scopro di farlo con una tenera gratitudine che magari non è del tutto giustificata dalla "storia" di quell'amore.

Forse sarà un riflesso del fatto che con l'andare del tempo ci si rifugia sempre più spesso nei ricordi degli anni trascorsi, quando si era più giovani, più vigorosi, più entusiasti, pieni di belle speranze, ed allora tutto assume dei colori più brillanti ed i risvolti peggiori - quelli che determinarono la rottura, l'abbandono - restano confinati in un posto inaccessibile al ricordo.
Forse, chi lo sa, il meccanismo psicologico è tale per cui si tende a rivalutare il proprio passato proprio in quanto è passato, e si aveva l'età dei sogni e delle emozioni forti: cose che restano belle di per sé, indipendentemente dall'esito dei rapporti che ne scaturirono.

Sta di fatto che per me l'amore che ho provato non muore mai del tutto e mi piace ogni tanto inciampare nel suo ricordo. Sta di fatto che, in fondo, non credo di poter dire di aver mai completamente smesso di amare coloro che ho amato.
E' possibile affermare che l'amore, almeno un po' d'amore - se è stato amore - duri per sempre?
scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 07:52 | link | commenti (2)
categorie: pensieri e parole, cose della vita
sabato, 01 marzo 2008

Due anni dopo

Non ricordo dove lessi una statistica secondo la quale la vita media di un blog non supera un anno e mezzo. Se così fosse questo blog dovrebbe considerarsi longevo oltre la media. Oggi infatti sono due anni da che nacque "Il Dito", ed eccomi qui a "celebrarli", 383 post, 3483 commenti e 54775 click dopo...

Sono cambiate parecchie cose per me da allora, non tanto all'esterno, quanto soprattutto dentro di me. Queste pagine da un bel po' non sono più per me quella "nuvola" sulla quale rifugiarmi per staccare col mondo. Sono diventate un deposito di pensieri sparsi, di riflessioni sempre meno intime, hanno perso gran parte del loro spirito e del loro slancio iniziale.
Per una singolare coincidenza, in questo momento storico del nostro paese si riparla di programmi elettorali, e fu - ricordo - proprio questo uno dei primi argomenti che toccai in questo blog. La storia sembra ripetersi, ma in realtà non è mai uguale, evolve continuamente. E così anche un blog nasce, vive, matura, invecchia e poi, inesorabilmente, finisce.

Non credo che lo chiuderò, ma non nego che l'entusiasmo degli albori si è raffreddato, anche le visite che ricevo (e che faccio a mia volta) sono gradualmente diminuite. Insomma, a me pare di aver detto e di aver letto un po' tutto e di tutto, di aver esplorato questo "mezzo" di comunicazione abbastanza da averne colto i pregi e i difetti, che credo siano, in entrambi i sensi, moltissimi.

Non penso, come qualcuno sostiene, che quello dei blog sia un mondo "finto", un "ballo in maschera". Almeno per quella che è stata la mia esperienza, ho incontrato su queste pagine tanta gente "vera": con qualcuno - pochissimi, per la verità - il rapporto ha travalicato il web, con altri, pur essendo rimasto a livello di scrittura, si sono intrecciate emozioni, molto spesso positive, talora anche negative.
Proprio come nella vita "reale", perché, in fondo in fondo, le persone che scrivono le parole, sempre reali sono, e per quanto schermata da un sostanziale anonimato, la loro natura alla fine emerge. Ammettiamolo: anche se non sempre si indulge al narcisismo (cosa che a me capita spesso) l'argomento del quale ci piace di più che si parli è... noi stessi, e alla fin fine, prevale questa voglia di estrinsecarsi, magari cercando di mostrare solo il meglio, e cercando di nascondere il peggio di sé. Ma alla fine, "chi siamo" si vede, eccome se si vede... Anche nella scelta di postare versi di celebri poeti, di inserire un video o una musica particolare, perfino nella scelta del template...
 
Ma ora il discorso si farebbe troppo lungo e complicato per me:  per oggi fermiamoci qui, la celebrazione è stata fatta, da domani per il "Dito" comincia il terzo anno... Grazie a coloro che l'hanno seguito fino ad oggi ed a tutti quelli che saranno così gentili e pazienti da voler continuare a passare da queste parti da domani in poi.
.
scritto (senza nulla a pretendere) da fully53 alle ore 06:15 | link | commenti (6)
categorie: cose della vita, il mondo dei blog